vi sono vari animali che vengono messi negli asili
a piena disposizione dei bambini.
Quest’anno venne portato un coniglio
e nella sua teca questo andò dai suoi
compagni
cercando amore
dapprima giunse al gigante lupo che
piagneva
gettandosi le nodose mani alle guance.
il coniglio si immerse nel suo pelo.
Il lupo levò la zecca che aveva nel pelo
e volendogli dare quell’amore:
un morso.
Gli tranciò i tendini della gamba
solo e soltanto della gamba destra
lasciando pendolare un rosso moncherino,
saltò, giù, rotolò, rifilò dietro un tronchino.
Quel momento di follia non fu calcolato
non sarebbe mai fuggito da cosi tanto amore.
Lo zoppo passò il resto del tempo a tentare di rivivere
quel dolore:
bucandosi braccia, pancia, stomaco e cosce con pastelli
fin su intra all’inguine,
e il lupo si rimise a singhiozzare
solo
riassaporando per sempre quel ghiottone
leccando i rimasugli sanguigni dalle pareti dei denti
con mascella e con linguone.
Il coniglio andò
cercando un nuovo amore
Mentre il tripode gattonava su una collinetta di sabbia,
gli venne a parlare la volpe:
lodò i suoi occhi che erano due perle nere
che la volpe voleva prendere e rivendere,
lodò le sue dilette unghie d’avorio
che la volpe voleva prendere e svendere,
lodò il suo candido manto perfetto
che la volpe voleva rubare e conciare,
ma il coniglio vide i dentini della volpe
non degni di amare come il lupo:
passò oltre
cercando un amore migliore
cadde giù dalla collina e tentandosi di aggrappare
notò che qualcuno quella notte gli ebbe rubato le unghie.
Rotolò, di nuovo, rotolò e rotolò, quanto tutto il manto fosse
perfettamente rovinato
infine cadde di faccia, e gli occhi di granuli ne eran pieni
e le perle eran ora incrinate
alzò lo sguardo obliquo e vide il leone con attorno
la sua corona di leonesse sui massi.
il coniglio fu invitato a partecipare alla chioma solare di lui
insieme a tutte le altre leonesse, aveva grandi fauci.
giacevano nel letto assieme, il leone volle fare le coccole
ma il coniglio voleva amore e si getto nelle fauci (baci)
il re allora vecchio, stanco, aveva già visto troppo,
troppo dolore,
e buttò via il coniglio.
Nella discarica le leonesse gelose giunserò
volevano amore
cosi, lente, iniziarono a masticare
gli arti vennero isquartati uno ad uno
dalle giunture delle spalle e anche dalle anche
finche non furono sazie e stufe, e del coniglio
non restò solo che un moncherino
di solo corpo e testa
lasciato a macerare
fra la nebbia e la terra bluastra.
il coniglio ora temeva le fauci
e andò via zompando
cercando un amore puro (e sdentato)
il coniglio fece un salto e si trovò dinnanzi
un ghiro che stava muto su un ciglio pensante.
Parlarono: il ghiro, lacrimante, mostrò il braccio mozzato
dall’impellente amore del lupo, e lamentava
la giustapposizione fra un amore estemporaneo, corto, lungo
o eterno;
che se debba immolarsi nel primissimo
che almeno possa crogiolarsi nell’indecenza decentemente.
E che se debba nell’ultimissimo, che non sia alle spalle
accoltellato.
concordarono
e si abbracciarono e si fecero affondare l’un l’altro cosi profondamente
da dormire tra le coperte della terra e si amarono immensamente
i
sos pi ri
dei due in mezzo alle fiaccole che illuminavano quella notte
la notte il coniglio si svegliò incatenato da un dolore lancinante
vide il ghiro che masticava gonfiando le guance
le sue budelle violacee, rosee e rossastre
rifilandole fra i denti come girelle
alzò debolmente il collo che
fra poco a poco sarebbe stato rotto
e vide il ghiro apatico divorarlo senza manco far cenno.
Le crepe delle perle nere si riempirono d’acqua
il coniglio pianse.
e poi
quando la testa rotolante venne ai miei piedi
capii che
una fetta di coniglio la voglio anch’io in realtà
quest’asilo nido non è per niente a norma.
E questo fece del male ai bambini,
ai figli del loro amore